mercoledì 23.08.2017
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Sistema regionale della ciclabilità, ecco i punti salienti della legge

Fra i suoi obiettivi, sostenibilità ambientale, sicurezza stradale e intermodalità

Rendere la regione Emilia-Romagna sempre più sostenibile e meno inquinata. È l’obiettivo della prima legge sulla ciclabilità dell’Emilia-Romagna, approvata all’unanimità dall’assemblea regionale lo scorso 31 maggio.

Un percorso partecipato partito oltre 2 anni fa con il protocollo d’intesa per lo sviluppo della mobilità ciclopedonale in Emilia-Romagna firmato con tutte le associazione ciclistiche e ambientaliste – dalla Fiab al Wwf, da Legambiente a Uisp, da Anci a Upi – che hanno collaborato in fase di redazione di legge: “Un testo di legge partecipato e condiviso, per rendere le nostre città più a misura di ciclista e pedoni, incentivando l’utilizzo quotidiano della bicicletta per cittadini e turisti”, ha annunciato Raffaele Donini, assessore regionale alla Mobilità e trasporti. Lo sviluppo della rete regionale per la mobilità ciclopedonale, insieme alla promozione della cultura ciclabile, si confermano così elementi chiave nelle politiche della mobilita sostenibile (i Pums, Piani urbani per la mobilità sostenibile) della Regione Emilia-Romagna, dal momento che l’uso della bicicletta rappresenta un tipo di spostamento direttamente correlato con l’abbattimento dell’inquinamento ambientale, il miglioramento della qualità della vita e la percezione del paesaggio e del territorio.

Gli obiettivi della legge

Raddoppio della percentuale di spostamenti in bici e a piedi sul territorio; riduzione del tasso di motorizzazione della regione; dimezzamento entro il 2020 delle vittime su strada come indicato dall’Unione europea; nuovi collegamenti tra le piste esistenti; maggiore integrazione treno-bici; promozione di nuovi stili di vita consapevoli e di mobilità attiva anche nell’ottica della prevenzione della salute della collettività, per la miglior fruizione del territorio e del contenimento dell'uso del suolo; più servizi per i ciclisti, dalla riparazione alla vigilanza.

A chi si rivolge

La Città metropolitana di Bologna, i Comuni e le loro Unioni indicheranno le reti ciclopedonali locali e programmeranno le azioni negli ambiti di loro competenza, collegandole agli obiettivi di accessibilità e intermodalità con il trasporto pubblico locale. Nell’ambito del Prit, il Piano regionale integrato dei trasporti, saranno individuati i criteri per orientare gli enti locali nelle loro scelte di pianificazione urbanistica. Per favorire la collaborazione tra amministrazioni e associazioni del settore, la Regione promuove un Tavolo regionale per la ciclabilità.

Gli strumenti

Creazione della Rete delle ciclovie regionali; un piano economico e di manutenzione per le piste ciclabili; misure per il contrasto ai furti; creazione di nuove velostazioni che permettano una reale e conveniente intermodalità con il trasporto pubblico, recupero di stazioni ferroviarie e case cantoniere trasformandole in strutture in grado di offrire servizi per i cicloturisti; noleggio bici e bike sharing; registri per il riconoscimento delle biciclette; parcheggi attrezzati diffusi. 

E per ogni strada realizzata, una nuova pista ciclabile, anche non adiacente, come invece prevedeva la vecchia normativa – la legge 366 del 1998 – che stabiliva che, a fronte della costruzione di nuove strade o di manutenzione di quelle esistenti, fossero previste vie ciclabili esclusivamente in adiacenza, possibilità a volte non praticabile. E ancora: saranno previsti spazi per il deposito biciclette negli edifici residenziali (i nuovi edifici residenziali dovranno dotarsi di spazi per il ricovero di biciclette in cortile o in aree dedicate), all’interno delle attività produttive e nei luoghi pubblici; saranno individuate azioni per la riduzione della velocità e la realizzazione diffusa di nuove “zone 30” e, per agevolare l’intermodalità con i mezzi pubblici, sarà incentivato l’acquisto di “bici pieghevoli”.

La Rete delle ciclovie regionali

Sarà costituita sia dai percorsi ciclabili già esistenti sia da tratti da raccordare o di nuova realizzazione. Comprenderà anche le ciclovie e gli itinerari storici, a partire dall’Eurovelo, che in Italia coincide per buona parte con la Ciclovia del Sole (con i suoi 3 mila chilometri dall’Alto Adige alla Sicilia) e da Bicitalia (il network a cura della Federazione italiana amici della bicicletta, che include gli itinerari nazionali e sovra regionali). Nella Rete, poi, saranno integrate le piste ciclabili locali e individuati i tracciati ferroviari dismessi in cui realizzare nuove vie per le due ruote a uso turistico.

I finanziamenti

La legge prevede un finanziamento di 10 milioni di euro per il prossimo triennio per nuove piste ciclabili e ciclovie turistiche. Complessivamente, saranno 25 i milioni di euro destinati alla mobilità ciclistica entro la fine della legislatura (2019). La Giunta regionale investirà da subito i 10 milioni del Fondo europeo di sviluppo e coesione per realizzare un bando rivolto a enti locali, agenzie per la mobilità e società di gestione nel campo dei trasporti per promuovere progetti per la mobilità ciclabile. A questi si aggiungono 8 milioni dal Por Fesr – il Programma operativo regionale dell’Emilia-Romagna che definisce strategia e interventi di utilizzo delle risorse comunitarie assegnate alla Regione dal Fondo europeo di sviluppo regionale – per i progetti dei Comuni con di 50 mila abitanti (Carpi, Cesena, Faenza, Ferrara, Forlì, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia e Rimini) e la della Città metropolitana di Bologna. Ci sono, poi, 1,3 milioni assegnati all’Emilia-Romagna dal riparto nazionale del Piano per la progettazione di itinerari e piste ciclopedonali e 5 milioni dalla legge sulla Green economy per la realizzazione del tratto della Ciclovia del Sole che attraverserà 8 Comuni tra Bologna e Modena (Mirandola, San Felice sul Panaro, Camposanto, Crevalcore, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese, Anzola dell’Emilia, Sala Bolognese) lungo il tracciato ferroviario dismesso della Bologna-Verona.

I premiati… E i puniti

Nell’erogazione dei contributi regionali saranno premiati i progetti che prevedono forme di vigilanza anche tramite videosorveglianza, servizi agli utenti (riparazione, gonfiaggio o noleggio) in prossimità delle velostazioni e marchiatura registrata delle biciclette. Gli enti in cui si rileveranno inadempienze nella manutenzione delle proprie infrastrutture e nel sostegno alla ciclabilità non potranno beneficiare di contributi regionali.

Lo stato dell’arte

In Emilia-Romagna il sistema regionale della ciclabilità registra una percentuale di spostamenti doppia rispetto a quella nazionale (10% contro il 5% del dato italiano). Sono stati censiti circa 525 interventi tra il 1995 e il 2013, per un costo complessivo di circa 212 milioni di euro (cofinanziamento regionale di circa 142 milioni di euro). Va ricordato, inoltre, che in regione ci sono 630 treni attrezzati per il trasporto bici (su un totale di circa 900 circolanti), di cui 90% su rete nazionale e 10% su rete FER, Ferrovie Emilia-Romagna. Rispetto all’uso di questa modalità di trasporto si segnala un aumento significativo dei km di piste ciclabili realizzate nelle aree urbane dei 13 comuni con popolazione superiore ai 50 mila abitanti, passati dai 419 km del 2000 ai 1516 del 2015 (ultimo dato disponibile). Scendendo al livello delle singole città, l’aumento dei km ciclabili è pressoché generalizzato. Le città del versante emiliano sono tutte molto dotate di piste ciclabili: Modena e Reggio Emilia superano i 200 km di rete e risultano essere le città con maggiore dotazione. Anche Ferrara, Bologna, Parma e Ravenna superano il dato medio regionale (116 km), mentre le città del versante romagnolo sono sotto il valore medio. 

Sostenibilità e sicurezza stradale

Nell’ambito del Piano nazionale sicurezza stradale, PNSS, la Regione ha finanziato diversi interventi per il miglioramento della sicurezza stradale, favorendo il passaggio verso una mobilità sostenibile. Nel 2013, per esempio, sono stati messi a disposizione circa 7 milioni di euro per interventi riguardanti la realizzazione di piani pilota per la valorizzazione delle aree urbane, elevandone i livelli di sostenibilità e di sicurezza della mobilità. Attualmente è in corso, sempre nell’ambito del PNSS, un programma di interventi per lo sviluppo e la messa in sicurezza di itinerari e percorsi ciclabili e pedonali, per un totale di quasi 1,3 milioni di euro.

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ultima modifica 03/08/2017
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