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Success: analisi e proposte per i centri di consolidamento delle costruzioni

A Bologna un convegno ha fatto il punto sul progetto europeo per la riduzione degli impatti negativi dei grandi cantieri urbani

I risultati raggiunti e l’analisi delle 4 sperimentazioni condotte a Valencia, Parigi, Verona e Lussemburgo sono stati al centro del convegno sul progetto europeo Success (Sustainable Urban Consolidation CentrES for conStruction), che si è svolto martedì 27 febbraio a Bologna nella sede della Regione Emilia-Romagna. Presenti autorità locali, esperti del settore edile, logistico e dei trasporti e i rappresentanti degli 11 partner europei, a partire da Regione, Fondazione Istituto sui trasporti e la logistica (ITL), Cooperativa Muratori e Braccianti (CMB) di Carpi e Università di Modena e di Reggio Emilia. Il progetto Success, finanziato dal programma europeo Horizon 2020 con un budget di 3,2 milioni di euro per 3 anni, ha avuto l’obiettivo di indagare le soluzioni tecnologiche e organizzative per ridurre gli impatti negativi su traffico, ambiente e sicurezza derivanti dal trasporto urbano di materiali destinati ai cantieri edili. In particolare, per i 4 siti pilota sono stati introdotti dei centri di consolidamento merci per il settore delle costruzioni (CCC): sono hub logistici, situati vicino alla città e facilmente accessibili, in cui far convergere le consegne di materiali da molteplici fornitori, meglio organizzate nella logica del “just in time”.

“Nei prossimi anni sarà sempre più importante la city logistics, ovvero l’ottimizzazione della distribuzione delle merci in città – ha detto Anna Giarandoni della Fondazione ITL –. Si dovranno sviluppare strategie per ottimizzare le operazioni di carico, scarico e trasporto, riducendo le interferenze con le esigenze di mobilità da parte dei cittadini”. “L’importanza di Success – ha aggiunto – è aver raccolto la sfida dell’Unione Europea di ottenere entro il 2030 una logistica urbana priva di CO2, in cui siano ridotti il traffico, l’inquinamento e l’incidentalità determinati dal trasporto delle merci”. Diverse le possibili soluzioni: dalla creazione di regole d’accesso ai centri urbani a piazzole di carico e scarico, dai transit point ai centri di distribuzione urbana, fino allo sviluppo di sistemi informativi e gestionali. “L’importante – ha aggiunto Giarandoni – è che le diverse azioni siano inserite in un sistema coerente e integrato”.

Il convegno, riconosciuto per la formazione professionale dall’Ordine degli ingegneri di Bologna (per il quale è intervenuto in apertura Claudio Lantieri), è stata l’occasione per analizzare l’efficacia dei centri di consolidamento merci, che hanno rappresentato il cardine del progetto Success. I CCC possono essere al servizio di uno o più cantieri e di una o più imprese di costruzione, possono essere temporanei o permanenti, possono essere gestiti dall’impresa o da un operatore della logistica. Punto cruciale per migliorare il loro apporto nella riduzione del traffico per il trasporto dei materiali edili è che sia coinvolto ogni stakeholder: l’impresa di costruzioni, i subappaltatori, i fornitori, e gli autotrasportatori. “Sono una delle soluzioni per far circolare un minor numero di veicoli con un carico ottimizzato, meglio ancora se i veicoli sono a basse emissioni o elettrici – ha detto Antonio Liberato della società di consulenza nel campo della mobilità Memex –.

A Firenze un CCC è stato creato per i lavori di costruzione della linea 3 della tramvia, 4 km di percorso da Careggi a Santa Maria Novella attraverso quartieri ad alta densità abitativa e commerciale.  L’esperienza è stata positiva, come ha spiegato Lorenzo Barnini della società consortile Trafiter (partecipata al 99% da CMB): “Senza il CCC non avremmo potuto affrontare una costruzione del genere”. Il CCC fiorentino ha una superficie di 4.000 mq concessi dal Comune in comodato d’uso: “È un’area di stoccaggio unica, con personale e mezzi propri per il carico-scarico delle merci e orari di apertura flessibili secondo le esigenze del cantiere”. Il flusso di ingresso è costituito da autotreni con grandi volumi di carico provenienti da arterie extraurbane, quello in uscita è gestito direttamente dai subappaltatori ed è effettuato con pick up con piccoli volumi di carico”. Quest’ultimo aspetto rappresenta l’elemento su cui sviluppare future azioni di ottimizzazione: un maggior coordinamento tra i subappaltatori permetterebbe di ottimizzare i carichi, e quindi di ridurre i trasporti.

Per il progetto Success l’Università di Modena e Reggio Emilia si è occupata delle valutazioni quantitative relative alle simulazioni dell’introduzione dei centri di consolidamento delle costruzioni e ha analizzato i dati relativi ai flussi e alla raccolta dei materiali nei 4 cantieri pilota. “In una condizione ottimale, i CCC permettono di diminuire il numero delle consegne, dei km percorsi, i tempi di spostamento delle merci e quindi le emissioni inquinanti, aumentando il volume di carico per ogni viaggio – ha spiegato il professor Mauro Dell’Amico –. E i vantaggi sarebbero ancora più significativi se ogni CCC servisse a più cantieri”. Certo, ci sono differenze da città a città, che andrebbero approfondite con ulteriori studi: “La topografia della città e il tipo di strade portano ad avere risultati diversi”.

Un’altra differenza determinante per l’efficacia dei CCC è la dimensione dei cantieri: “Pensare di applicarli all’edilizia diffusa è un’ipotesi complicata, dal momento che già l’organizzazione del commercio di materiali edili fornisce all’impresa una logistica a ridosso dei centri storici”, ha specificato Carmine Preziosi, direttore di Ance Bologna, l’associazione dei costruttori edili. Meglio, invece, crearli per i grandi lavori e, in particolare, per quelli per le infrastrutture di trasporto, in cui possono giocare un ruolo importante anche per facilitare le decisioni delle amministrazioni pubbliche, valutare l’impatto dei cantieri sul territorio e ridurre le conseguenze negative sulla vita dei cittadini. “E realizzare le infrastrutture di trasporto è oramai una condizione per rendere e mantenere competitivo il nostro territorio”.

Insomma, i centri di consolidamento per le costruzioni possono essere soluzioni sostenibili ma a determinate condizioni e con differenze tra città e città e cantiere e cantiere, come ha confermato anche il partner di progetto   spagnolo Carles Pérez Cervera della Fundación Valenciaport: “La fattibilità dei CCC dipende dalla possibilità di raggiungere dimensioni di scala tali da compensare il costo extra che comportano – ha detto –. Si prestano quindi per i grandi siti edilizi oppure per quelle situazioni in cui i CCC siano al servizio di più cantieri e con un’ottica di lungo termine”. I risultati raggiunti dal progetto Success danno comunque molte indicazioni utili, anche per l’elaborazione dei PUMS, i Piani urbani della mobilità sostenibile: “Il rapporto che esiste tra i Pums e il progetto Success risiede nell’ottimizzazione degli spazi e nella riduzione degli impatti negativi del trasporto, in ambito urbano oltre che  nel coinvolgimento della popolazione nelle scelte dell’amministrazione relative all’utilizzo di carburanti alternativi per una mobilità di merci e persone ambientalmente sostenibile ”, ha concluso Andrea Normanno della Regione Emilia-Romagna e membro della Commissione Infrastrutture e trasporti dell’Ordine Ingegneri della Provincia di Bologna.

 

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Pubblicato il 07/03/2018 — ultima modifica 07/03/2018
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