Il traffico ferroviario delle merci e i nodi logistici
Di seguito si riporta l’elenco dei nodi logistici presenti o in fase di ultimazione in regione: a esclusione degli autoporti, dedicati interamente al trasporto stradale, gli altri sono tutti nodi intermodali o multimodali e prevedono il trasporto ferroviario.
I nodi multimodali e intermodali dell’Emilia-Romagna nel 2007 hanno movimentato un traffico merci complessivo, in entrata e in uscita, via strada e via ferro, pari a 41.518.231 tonnellate/anno, di cui oltre il 60% realizzate nel Porto di Ravenna, che rappresenta il principale punto di ingresso di merci e materie prime in regione, di cui circa l’11% è movimentato via ferrovia. La crisi economica ha determinato una diminuzione fino ad arrivare a circa 31 milioni di tonnellate. Si stima però che nel corso del 2010 ci sia stato un forte recupero.
Nel 2011 è stato attivato lo scalo intermodale di Villa Selva, con una coppia di treni settimanali, grazie anche al contributo della Legge Regionale n. 15 del 2009 di incentivazione al trasporto ferroviario merci.
Oltre a Ravenna, quasi la metà della restante parte viene movimentata nelle province di Bologna e di Parma, dove sono situati i due interporti della regione. Gli altri scali esistenti, essendo più piccoli, hanno sviluppato una specializzazione funzionale a favore della sola modalità ferroviaria. Si stima che i nodi intermodali dell’Emilia-Romagna, a regime, avranno una capacità totale di circa 25 milioni di tonnellate all’anno.
Nodi logistici e impianti ferroviari regionali
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Categoria |
Nodo logistico |
Provincia |
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Autoporti |
Autoporto di Campogalliano |
Modena |
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Autoporto di Sassuolo |
Modena |
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Autoporto di Cesena |
Forlì-Cesena |
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Porti |
Porto di Ravenna |
Ravenna |
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Interporti |
Interporto di Bologna |
Bologna |
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Interporto di Parma |
Parma |
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Scali ferroviari - Terminal intermodali e raccordi operativi |
Terminal intermodale di Piacenza |
Piacenza |
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Terminal intermodale di Fiorenzuola |
Piacenza |
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Terminal intermodale di Rubiera |
Reggio Emilia |
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Terminal intermodale di Dinazzano |
Reggio Emilia |
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Terminal intermodale di Modena Nord |
Modena |
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Terminal intermodale di Lugo |
Ravenna |
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Centro Servizi merci di Villaselva |
Forlì-Cesena |
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Scali in completamento |
Centro intermodale di Marzaglia |
Modena |
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Scali in delocalizzazione |
Scalo merci di Imola |
Bologna |
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Scalo di Faenza |
Ravenna |
Il traffico ferroviario, come tutte le altre modalità di trasporto merci, ha avuto fino al 2007 una forte crescita che si è arrestata nel 2008 a causa della crisi economica. I dati di Trenitalia rivelano, nel 2009, una riduzione superiore al 30% del traffico ferroviario merci, determinata dalla forte crisi in corso, valore molto superiore alla contrazione dei traffici stradali. Si stima che il calo maggiore sia avvenuto nelle province di Modena e Reggio Emilia, a causa della forte crisi del settore edilizio e negli scali della Romagna dedicati al trasporto di materiali siderurgici e minerali. Gli Interporti di Parma e Bologna e i centri intermodali, oltre alla contrazione delle tonnellate trasportate, hanno visto il progressivo trasferimento di quote di traffico dalla ferrovia alla gomma, che è in grado di offrire prezzi sempre più bassi. Dal 2010, comunque, si è registrata un’inversione di tendenza, in particolare per alcune categorie merceologiche (intermodale, argilla e feldspato) e accentuata soprattutto sui collegamenti retro portuali tra Ravenna e La Spezia, in direzione dell’area produttiva localizzata nel comprensorio delle ceramiche, in gran parte gravante sullo scalo di Dinazzano. Le ragioni dell’incremento di queste relazioni, sia in termini di numero di circolazioni che di tonnellate trasportate, sono sicuramente dovute anche ai benefici indotti dalla Legge Regionale 15/09, che ha permesso di avvicinare la competitività del trasporto merci su ferro a quello su gomma.
La piattaforma logistica ferroviaria regionale

La crisi del trasporto via ferrovia esplode nei fatti con la recessione internazionale ma viene da lontano. Il traffico ferroviario nazionale registra dal 2001 al 2008 un trend di inesorabile declino, nonostante il sistema regionale nello stesso periodo abbia registrato un andamento in controtendenza.
Nel 2010, nell’ambito delle attività dell’Osservatorio regionale sulle merci e l’autotrasporto, sono state svolte indagini che permettono di precisare meglio quanto precedentemente presentato: dal 2007 al 2009, nei principali nodi della nostra regione, si registra un calo medio intorno al -26% (indagine diretta 2010). Il 26% costituisce però la media di andamenti molto difformi.
Spicca, in controtendenza, il dato positivo della provincia di Piacenza, dove si registra un aumento del 16% delle tonnellate movimentate.
Guardando alle previsioni di sviluppo, tutti i nodi intermodali prevedono di aumentare (o al limite di mantenere) la propria quota di merci movimentate per tutte le tipologie di relazioni, con un incremento di tonnellate pari a oltre 8,5 milioni per i soli nodi terrestri (48% per i traffici nazionali e 52% per quelli internazionali). I punti di forza dei nodi regionali sono legati ai servizi offerti e al buon posizionamento della regione rispetto ai traffici nazionali nord-sud e di collegamento con i paesi di confine come Austria, Svizzera e Francia, mentre quelli di debolezza sono legati alla dimensione modesta di alcuni scali rispetto ad altre realtà internazionali.
Dati
- Grafico: flussi ferroviari in Emilia-Romagna
(2001-2009; milioni di tonnellate)
