Le novità della legge regionale sulla ciclabilità

La parola d’ordine è incentivare l’uso della bicicletta, in primo luogo con la realizzazione di nuove ciclovie e la messa in sicurezza dei tratti presenti. Ma anche grazie al recupero di stazioni ferroviarie e case cantoniere trasformandole in strutture che offriranno servizi per i cicloturisti; noleggio bici e bike sharing; velostazioni; registri per il riconoscimento delle biciclette e parcheggi attrezzati diffusi.

Tra le novità, anche la possibilità di costruire le piste ciclabili anche non in adiacenza alle strade, ma su tracciati differenti, superando la previsione della legge 366 del 1998 che stabiliva che, a fronte della costruzione di nuove strade o di manutenzione di quelle esistenti, fossero previste vie ciclabili esclusivamente in adiacenza, possibilità a volte non praticabile.

E ancora: saranno previsti spazi per il deposito biciclette negli edifici residenziali, all’interno delle attività produttive e nei luoghi pubblici. Verranno individuate azioni per la riduzione della velocità e la realizzazione diffusa di nuove “zone 30” (limite chilometrico orario) e per agevolare l’intermodalità con i mezzi pubblici, anche con la promozione delle “bici pieghevoli”. I nuovi edifici residenziali dovranno dotarsi di spazi per il ricovero di biciclette in cortile o in aree dedicate. Inoltre, nell’erogazione dei contributi regionali verranno premiati i progetti che prevedono forme di vigilanza anche tramite videosorveglianza, servizi agli utenti (riparazione, gonfiaggio o noleggio) in prossimità delle velostazioni, marchiatura registrata delle biciclette; mentre gli Enti, in cui si rileveranno inadempienze nella manutenzione delle proprie infrastrutture e nel sostegno alla ciclabilità, non potranno beneficiare di contributi regionali.

La Rete delle ciclovie regionali

La Rete sarà costituita sia dai percorsi ciclabili già esistenti sia da tratti da raccordare o di nuova realizzazione. Comprenderà anche le ciclovie e gli itinerari storici, a partire dall’Eurovelo, che in Italia coincide per buona parte con la Ciclovia del Sole (e i suoi tremila chilometri dall’Alto Adige alla Sicilia) e da Bicitalia (il network a cura della Federazione italiana amici della bicicletta, che racchiude gli itinerari nazionali e sovraregionali). Nella rete saranno poi integrate le piste ciclabili locali e individuati i tracciati ferroviari dismessi in cui realizzare nuove vie per le due ruote ad uso turistico.

La base di partenza è il protocollo d’intesa per lo sviluppo della mobilità ciclopedonale in Emilia-Romagna, siglato nel 2015 dalla Regione con le principali associazioni di settore (Fiab, Legambiente, Uisp Comitato regionale, Wwf) e - novità rispetto alla precedente firma del 2009 - anche Anci e Upi.

Come funzionerà la nuova legge

La Città metropolitana di Bologna, i Comuni e le loro Unioni indicheranno le reti ciclopedonali locali e programmeranno le azioni negli ambiti di loro competenza, collegandole agli obiettivi di accessibilità e intermodalità con il trasporto pubblico locale.

Nell’ambito del Piano regionale integrato dei trasporti (Prit) saranno individuati i criteri per orientare gli enti locali nelle loro scelte di pianificazione urbanistica. Per favorire la collaborazione tra amministrazioni e associazioni del settore, la Regione promuove un Tavolo regionale per la ciclabilità.

 

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pubblicato il 2017/05/31 14:20:00 GMT+2 ultima modifica 2017-05-31T16:50:00+02:00

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